Può un movimento che coinvloge milioni di persone essere paragonato ad una sorta di diabolica setta che plagia le giovani generazioni? Può un gioco che richiede enormi conoscenze teoriche e tanto allenamento fisico e mentale essere ridotto alla generica definizione di "gioco d'azzardo"? Si può offendere un'intera comunità di giocatori criminalizzando le loro azioni e dipingendoli come "malati" da aiutare?

Beh, stando a quanto emerso nell'ultima puntata del noto programma "A gentile Richiesta" condotto dall'onnipresente Barbara D'Urso evidentemente per molti italiani la questione "poker" è proprio in questi termini. Infatti, per l'ennesima volta, in un clima infestato da luoghi comuni e facili moralismi, milioni di telespettatori hanno assistito ad una sorta di processo mediatico nei confronti del gioco del poker. Vittima sacrificale del linciaggio mediatico, condotto con le solite tecniche del qualunquismo generalizzante e del moralismo ipocrita, Alessandro Chiarato, uno dei giovani emergenti del panorama italiano del poker online (poi intervenuto su assopoker a precisare la sua posizione in merito).

Al giovane pro di Lottomatica è toccato sentire lamentele semplicistiche e consigli intrisi di un assurdo paternalismo, con lo spazio per replicare ridotto davvero ai minimi termini (con lo stesso espediente caro ai professionisti della disinformazione): insomma una tribua surreale nella quale ancora una volta si è inteso dare un'immagine faziosa e distorta del movimento pokeristico.

Del resto, però, si tratta degli stessi canali che ospitano trasmissioni e rimpinguano le proprie casse con le sponsorizzazioni delle poker rooms: ma si sa, pecunia non olet…

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