Doyle Brunson, il leggendario rounders capace per ben due volte di imporsi nel main event delle World Series Of Poker, è da sempre uno dei più influenti "commentatori" del circuito pokeristico internazionale e gli aggiornamenti del suo blog personale suscitano sempre grande interesse ed a volte provocano durature polemiche. Un esempio su tutti, il suo giudizio tranchant sulla nuova generazione proveniente dal mondo dell'online, con i "facili campioni" invitati a "giocarsi tutto alla Bobby's room" e ridimensionati nelle loro "presunte skills". Questa volta, però, il suo intervento, relativamente alle imminenti votrazioni per l'ingresso di nuovi membri nella Poker Hall Of Fame, ha fatto storcere il naso a più di un analista.

Infatti, oltre ad una serie di considerazioni sui vari candidati e alla sua preferenza dichiarata per il grande Erik Seidel (del quale oltre che l'acclarata bravura nelle grandi competizioni internazionali, Doyle decanta la bravura nel poker cash game), a far discutere è un passaggio riguardante quello che da tutti è considerato il giocatore di poker più forte al mondo. Stiamo ovviamente parlando di Phil Ivey, primo nella All Time Money List, mattatore dei grandi MTT live e devastante anche online, il quale da più parti è indicato come uno dei più meritevoli ad entrare nell Hall Of Fame. Non la pensa allo stesso modo Texas Dolly che, oltre ad un poco indovinato (quanto abusato) sarcasmo, crede sinceramente che il Tiger Woods del poker sia troppo giovane per entrare a far parte della ristretta schiera delle "leggende del poker". Certo, nessun problema se Phil dovesse essere scelto, ma Doyle crede che ancora non sia giunto il tempo di un simile riconoscimento, malgrado i successi ottenuti ed il rispetto che per lui nutre praticamente la totalità dei giocatori di poker.

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