Nato in Texas, più precisamente a Longworth nel 1933, è considerato da molti l'emblema e l'essenza di questo gioco. Si può affermare facilmente che Doyle Brunson è stato uno dei pochi, se non l'unico, ad essere stato sulla cresta dell'onda in questo mondo dalla sua nascita e dalla sua prima espansione negli anni '60, fino ai giorni nostri. 50 anni di poker ad altissimo livello per quello che per tutti è e resterà sempre "The Texas Dolly".

La vita e la carriera pokeristica di Brunson sono uniche, inaspettate e ad un certo punto e per certi versi anche tragiche. Poi per fortuna il destino gli ha riservato meravigliose sorprese, facendolo divenire quello che attualmente è …  "la leggenda del poker".

Il giovane Doyle era un ragazzo pieno di vitalità e agonismo, praticava numerosi sport sopratutto atletica e basket. Proprio quest'ultimo è stato il suo trampolino di lancio verso una carriera sportiva di primo livello; iscrittosi al college Hardin-Simmons, dopo essere essere stato eletto più volte come uno dei migliori cestisti del Texas, viene notato dalla franchigia dei Lakers (all'epoca affiancati alla città di Minneapolis).

Di li a poco però un brutto incidente gli compromette la carriera sportiva, il ginocchio e la gamba si rompono in diversi punti dopo un incidente sul lavoro e il sogno di Doyle, di diventare una stella dell'NBA, viene così infranto. Non potendo più fare attività agonistica il ragazzo si immerge nello studio e si laurea in breve tempo, ma alla fine del percorso di studi non riesce ad intraprendere la strada e carriera che avrebbe voluto. A causa di mancanza di fondi non riesce a diventare insegnante: è per questo motivo che si avvicina al poker ed è quindi per una difficoltà economica che si imbatterà in un'avventura che lo porterà a guadagnare tanti soldi.

E' tra gli ultimi anni del 1950 e i primi del 1960 che Doyle comincia a farsi spazio in questo nuovo mondo, a collezionare discrete vincite e legare amicizie inossidabili con alcuni personaggi del mondo del poker che, come lui, faranno la storia di questo gioco: Johnny Moss, Thomas Austin Preston (conosciuto meglio come Amarillo Slim)  e Brian "Sailor" Roberts .

E proprio quando il poker si espande in tutti, o quasi, gli stati americani e comincia ad assumere un aspetto globalizzante, la carriera di Doyle assume un'altra prospettiva. E' con la nascita delle World Series of Poker che il nome di "Texas Doyle" poi modificato per errore, ma in maniera definitiva, in "Texas Dolly" diventa prima famoso e poi vera e propria leggenda.

E' il 1976 quando Brunson vince per la prima volta il Main Event delle WSOP (è la sesta edizione di quello che è riconosciuto come il vero è proprio campionato del mondo di poker). L'anno dopo Doyle si ripete (sia nel'76 che nel '77 Doyle vinse l'heads-up finale con la medesima mano che venne poi ribattezzata come the Doyle's Hand: 10-2) e nel 1980 va vicinissimo all'impresa, battuto nell'heads-up finale da un altro giocatore che resterà per sempre nella storia di questo gioco, Stuart Ellor Ungar, che proprio con Brunson e Moss detiene un record difficilmente battibile oggigiorno: i tre sono gli unici ad aver vinto due edizioni consecutive del Main Event delle WSOP.

Quel periodo è stato eccezionale per Brunson perché la sua fama cresceva a dismisura e con essa aumentava anche il suo conto in banca. Proprio in quegli anni c'è la pubblicazione del suo primo libro, una delle Bibbie del poker mondiale: Super System.

Pur essendo visto come uno dei giocatori più forti che ci siano mai stati in circolazione, nella specialità del Texas Hold'em, Brunson ha collezionato ben 10 braccialetti nelle più svariate varianti: dal Deuce to Seven Draw (1977), al Seven Card Stud (1977 e 1978), il Razz (1998) e H.O.R.S.E. (2003).

Se 10-2 è la mano che a tutti ricorda Brunson, sicuramente ci sono altre combinazioni che al texano piacciono di meno, una è Q-2 che una volta gli fece perdere una somma di denaro consistente. La leggenda vuole che con una coppia d'assi preflop Doyle decise di puntare una somma ragguardevole, venendo però immediatamente chiamato dal suo avversario, un certo Frank Butruce, che gli girò Q-2. Sembra pazzesco ma pare che sul board siano uscite le altre 3 donne presenti nel mazzo che diedero così la vittoria all'avversario di texas dolly e un nuovo nome per la combinazione di partenza Q-2: "The Butrux's Hand".

Le vittorie di Brunson sono state suggellate nel 1988 con l'entrata nella Poker Hall of Fame, un riconoscimento che è riservato solo ai più grandi. Comunque non solo WSOP, ma anche tanti altri i titoli e le vittorie per lui, alle quali aggiungiamo sicuramente quella nel World Poker Tour con il realtivo ingresso nella Poker Walk of Fame (dove troviamo anche Gus Hansen).

La sua aura di leggenda gli ha sempre permesso di posizionarsi aldilà di certi equilibri e certi sottili confisni, sopratutto a livello commerciale. Storiacamente non ha mai legato inossidabilmente la sua immagine e la sua fama ad una poker room, anzi è da qualche anno che è proprio lui a possederne una tutta sua: la famosa DoylesRoom.

Brunson non poteva non trasmettere ai figli la passione e l'amore che provava verso il poker. Così sia il figlio Todd, che la figlia Pam hanno intrapreso, con discreti risultati, la strada del padre.

Mattia Sparagna