Tra i tanti aspetti del gioco del poker, uno dei più affascinanti per psicologi e ricercatori è sempre stato quello relativo ai tells e alle espressioni facciali che indicano a volte in modo chiaro "informazioni" decisive per l'esito di una mano. Più in generale si può tranquillamente sostenere che il saper cogliere il modo in cui il corpo invia inconsapevolmente segnali di "movimenti interiori" (ansia, tensione, rilassatezza, impazienza ecc.) può rivelarsi di fondamentale importanza al tavolo da poker.

Ecco quindi il susseguirsi di ricerche e di ipotesi circa la maniera migliore di interpretare tali "segnali", operate anche da studiosi di chiara fama. Di pochi giorni fa è la pubblicazione dei risultati di una ricerca compiuta ad Harvard dal MIT and the California Institute of Technology, che si rivela estremamente interessante per i giocatori di poker. Stando ai ricercatori statunitensi, infatti, avere un'espressione impassibile e scevra di emozioni non sia il miglior modo per gestire il proprio comportamento al tavolo. Ad esempio, volendo bluffare (come del resto già messo in evidenza da alcuni autorevoli commentatori) occorrerà mostrarsi rilassati e tranquilli, quasi felici.

Se invece si intende massimizzare un buon punto, si dovrebbe fingere delusione (magari per un progetto mancato), ma ovviamente senza scendere nel plateale e cercando magari di accelerare le nostre mosse. Insomma, in definitiva, secondo gli studiosi di Harvard, al tavolo da poker bisognerebbe soltanto fingere, fingere, fingere: beh, c'era bisogno di una simile ricerca?

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